venerdì 1 luglio 2022


 LA  FAMIGLIA DI TIZIANO VECELLIO E' TORNATA A PIEVE DI CADORE

La Famiglia di Tiziano è tornata nella sua casa di Pieve di Cadore. E giovedì, si è presentata alla comunità. Ieri, infatti, è stata aperta la porta della casa natale di Tiziano, in via Arsenale a Pieve di Cadore per presentare la Mostra Dossier “La Madonna dei Vecellio Torna a casa”, che sarà a disposizione del pubblico dal sabato 2 luglio al 18 settembre 2022. La porta è stata aperta, anzi spalancata, dal presidente della Magnifica Comunità, Renzo Bortolot, accompagnato dai fautori di questo ritorno, Letizia Lonzi e Antonio Genova. E' stata proprio Letizia Lonzi che ha illustrato il perché sia stato scelto il nome del dossier che ha portato in Cadore “La Madonna dei Vecellio Torna a casa”. “E' stato scelto quel titolo” ha spiegato, “perché a una maestra che aveva accompagnato la sua scolaresca a visitare la casa natale del pittore, il giorno dopo un bambino aveva detto: “Siamo andati a Casa di Tiziano ma lui non c’era”. Da quella frase è nata l'ispirazione per la mostra e che durante la visita fatta agli Uffici di Firenze per scegliere un dipinto da esporre a Pieve in occasione del centenario della erezione della casa natale dell'artista a monumento nazionale , mi ha spinto a privilegiare “La Madonna della Misericordia”, realizzato da Tiziano e dalla sua bottega. Nel quadro, infatti, insieme alla Madonna, Tiziano aveva raffigurato anche la sua famiglia. Perciò l'arrivo del dipinto a Pieve è stato come fosse ritornato l'artista con tutta la famiglia.” I Vecellio tornano dunque nella propria casa, che da dimora tipica di una famiglia locale distinta, giusto cento anni fa è diventata monumento nazionale, il primo nella provincia di Belluno a fregiarsi di questo titolo. L’immobile dal 1926 è di proprietà della Magnifica Comunità di Cadore e dal 2017 ospita mostre - dossier capaci di creare una stretta relazione tra storia, arte e riflessione territoriale. “L'opera di Tiziano” ha spiegato il presidente Bortolot, “è stata ottenuta in prestito dalla Galleria degli Uffizi di Firenze ed è al centro dell’esposizione nella quattrocentesca casa museo, insieme ad altre opere e testimonianze che hanno il sapore di un’istantanea domestica, sfruttando l’ipotesi che in alcuni dipinti vecelliani siano raffigurati i membri della famiglia, sotto mentite spoglie o individuabili per tradizione iconografica. “La Madonna della Misericordia”, è l'ultima opera commissionata da Guidubaldo Della Rovere a Tiziano nel 1573 e una delle ultime realizzate dal Maestro cadorino. Se ne hanno notizie in una lettera scritta dal duca al suo segretario a Venezia, Giovanni Francesco Agatone il 5 maggio 1573.
Il quadro, con le altre opere e testimonianze esposte, tratteggiano una sorta di “diapositiva di famiglia” dei Vecellio, riportando nella loro casa alcuni tra i più celebri componenti (Gregorio, padre di Tiziano, Francesco, fratello di Tiziano, Orazio e Lavinia, figli di Tiziano, Marco, nipote di Tiziano ecc.), riconoscibili ai piedi della Madonna. Con la presenza del dipinto originale e del contesto espositivo, la casa di Tiziano oggi rivive l’atmosfera della fine del XVI secolo e pare quasi di sentire riecheggiare voci antiche di un affettuoso, saldo vincolo famigliare. VITTORE DORO

martedì 15 giugno 2021

 

LA FERROVIA VENEZIA CORTINA VIA CADORE

Il confronto pubblico sul collegamento ferroviario Venezia – Cortina -via Cadore, organizzato dalla Magnifica Comunità e svoltosi al Cos-Mo sabato 5 giugno 2021, ha finalmente fatto chiarezza sulle intenzioni dei sindaci cadorini sulla linea ferroviaria che dovrebbe collegare Venezia a Cortina attraverso il Cadore. Unico dilemma che alla Regione Veneto resta da sciogliere con il progetto definitivo, sarà la finalità che dovrebbe avere la linea: Linea Turistica veloce o Linea Commerciale? Non è un dilemma di poco conto: veloce, se dovesse essere turistico e adibito anche al trasporto dei pendolari; non condizionata dalla velocità se adibita al trasporto misto viaggiatori e merci. Poiché, da quanto emerso dalle dichiarazioni di Renzo Bortolot, presidente della Magnifica Comunità e organizzatore del confronto, il progetto di Ferrovia delle Dolomiti illustrato in quella occasione è quello sottoscritto dalla maggioranza dei comuni cadorini, ad eccezione di uno che non lo ha votato: il documento è stato infatti firmato da 21 sindaci su 22, quindi un documento unitario che merita di essere preso nella dovuta considerazione dalla Regione e dallo Stato”. Ciò vorrebbe dire che la Regione Veneto per non andare contro la volontà dei sindaci cadorini e non fare una scelta antieconomica, non prenderà nessuna decisione, mettendo in naftalina la linea ferroviaria delle Dolomiti. Per la Regione non decidere sarà però difficile perché i Giochi Olimpici di Cortina incombono e il treno è indispensabile per risolvere alcuni problemi per il movimento degli spettatori dagli aeroporti di Venezia e Treviso verso Cortina d'Ampezzo. Stando così le cose, l'unica soluzione potrebbe essere la divisione del problema: una tratta ferroviaria veloce che colleghi Venezia con Cortina realizzabile in tempi brevi, quindi in tempo per l'inaugurazione dei Giochi Olimpici, del 2026, lasciando la costruzione nel tempo- forse 10-12 anni- la Ferrovia delle Dolomiti, salvando così capra e cavoli. Probabilmente è per questo che l'assessore Elisa De Berti ha organizzato a Belluno per giovedì 17 giugno un incontro con i sindaci cadorini interessati alla linea ferroviaria delle Dolomiti. In realtà, ciò che conta per la Regione Veneto e per la stessa Cortina Olimpica è solo un collegamento veloce che porti la massa degli sportivi che intenderanno assistere ai Giochi, nel più breve tempo possibile, dagli aeroporti di Catullo di Verona, Canova di Treviso, Bergamo, e Marco Polo di Venezia ai campi di gara e agli alberghi dove saranno alloggiati, quindi in Valle del Boite. La costruzione di una linea ferroviaria veloce Venezia – Cortina è auspicata anche dalla città di Dobbiaco che vedrebbe come il fumo negli occhi la costruzione dell' ipotizzato collegamento Brunico -Cortina, perché teme che la piana di San Candido – Dobbiaco venga tagliata fuori e di conseguenza perdere numeri importanti di spettatori e atleti. Una preoccupazione espressa più volte nel corso di interviste rilasciate negli anni 2017.2018 , 2019 e 2020 dal già sindaco di Dobbiaco, Boccher, all'Agenzia di stampa Ladina per i quotidiani bellunesi, anche di recente. E' comunque da tenere presente che la battaglia dei sindaci cadorini perché il treno passi sotto casa, ha fatto perdere quasi del tutto il fascino e l'interesse per il treno che fino a una decina di anni fa legavano la quasi totalità dei cadorini e dei turisti che visitavano le Dolomiti: oggi l'automobile e il pullman sono preferiti al treno sia per i tempi di percorrenza, che per la lentezza dei convogli sulla tratta ferroviaria Venezia -Ponte nelle Alpi- Calalzo, dove attualmente il tempo di percorrenza è di 2 ore e 35 minuti. Un tempo che nella migliore delle ipotesi, dopo i lavori programmati per l'estate 2021, come ha spiegato l'ingegner Piccolin, si ridurrebbe a 2 ore: sempre troppo lento per le necessità del territorio e specialmente per gli studenti e i pendolari che per arrivare a Belluno alle 8 del mattino sono costretti a partire alle 5,50 per percorrere 50 -60 chilometri. Ecco, che allora, si rende necessaria una scelta differente: per la tratta Ponte nelle Alpi- Cortina Olimpica: una deviazione con un tratta completamente nuova che partendo dalla stazione di Perarolo percorra la Valle del Boite e raggiunga direttamente la Stazione di Cortina D'Ampezzo, eliminando i tempi necessari attualmente per arrivare a Calalzo e poi per ritornare in Valle del Boite: (Piazzale Olimpico di Tai ) un becco d'anatra per percorrere il quale sono necessari almeno 30- 40 minuti. Una soluzione, che grazie al Blog dell'Agenzia di Stampa Ladina Auros, già a conoscenza delle autorità che dovranno decidere sui trasporti ferroviari nelle Dolomiti da tempo. VITTORE DORO 






venerdì 30 aprile 2021

A PROPOSITO DI COLLEGAMENTO VELOCE VENEZIA -CORTINA D'AMPEZZO


 

29 aprile ferrovia Venezia -Cortina d'Ampezzo

PIEVE DI CADORE

ALL'ASSESSORE AI TRASPORTI DELLA REGIONE VENETO

AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI BELLUNO

AL SINDACO DI CORTINA 


Nel settembre del 2017, dopo l'incontro per la presentazione dei progetti sul prolungamento della Ferrovia Ponte nelle Alpi - Calalzo fino a Cortina D'Ampezzo avvenuto in Magnifica Comunità di Cadore, ero intervenuto sul  blog "Il Cadore è...."per spiegare l'impossibilità di realizzare un collegamento ferroviario Venezia -Cortina con il progetto proposto dai sindaci cadorini. Il giorno della presentazione del progetto della nuova Stazione Ferroviaria di Calalzo- Pieve di Cadore – Cortina avvenuto nell'attuale Stazione di Calalzo, illustrai al direttore di Venezia della rete RFI intervenuto alla cerimonia, la proposta sotto riportata che non è altro che l'evoluzione del progetto proposto dal Sindacato CISL nel 1979-80, all'assessore Regionale Fabris, quando si trattò di ammodernare il tratto ferroviario Ponte nelle Alpi -Calalzo, sul quale il traffico ferroviario era sospeso a causa della inadeguatezza della linea.

In questi anni dalla Regione Veneto, come previsto, in attesa del pronunciamento dei sindaci, non sono arrivate notizie positive, ma tutto è caduto nel silenzio. Lo scorso anno in  Cadore c'è stato un consistente rinnovo delle amministrazioni comunali (12 su 22) e alcuni dei sindaci del 2017-2018 non sono più in carica. Ai nuovi eletti  delle varie liste, l'Agenzia di Stampa Ladina Auros, che da tempo cerca l' unificazione dei Comuni Cadorini   e una nuova effettiva collaborazione con Cortina D'Ampezzo, com'è avvenuto con i Mondiali di Sci Alpino appena conclusi, ritiene opportuno proporre agli amministratori locali, una soluzione al problema del collegamento veloce Venezia -Cortina che potrebbe essere fatto proprio anche dalla Regione Veneto.

La proposta.

Prendendo per realistica la possibilità che la Regione voglia collegare Venezia con Cortina con un treno turistico  che in tempi ragionevoli colleghi Venezia- la Porta delle Dolomiti – a Cortina - centro olimpico- dove nel 2026 si terranno i Giochi l'Agenzia di Stampa Ladina Auros di Pieve di Cadore, propone una soluzione che potrebbe essere realizzata in tempi brevi.

Se l'obiettivo è quello di collegare le due località nel minor tempo possibile, oggi   il problema è la perdita di tempo imposta al treno per  percorrere due volte nello stesso viaggio,  il tragitto dalla stazione di Perarolo a quella di Calalzo e viceversa. Un allungamento del viaggio di almeno mezzora tra la partenza del treno dalla stazione di Perarolo, il suo arrivo a Calalzo e poi l'arrivo alla stazione delle autocorriere nel Piazzale Dolomiti di Tai, dove inizia la linea automobilistica della Valle del Boite. Quindi la linea ferroviaria per Cortina  dovrebbe avere come inizio della deviazione per Cortina, la stazione di Perarolo e non quella di Calalzo. Il sindaco di Cortina, Giampietro Ghedina, sia durante l'incontro con l'Assessore De Berti, che in tempi successivi, ha più volte affermato che a lui non interessa quale strada percorra il treno, ma la sua esigenza è solo quella della durata  del viaggio da Venezia a Cortina.

Se questo è il problema, esiste una sola soluzione: dalla stazione di Perarolo, per andare a Cortina, il treno non deve andare a Calalzo, ma con una linea nuova costruita costeggiando il Torrente Boite sul lato di Cibiana, raggiungere la stazione di Cortina, che dovrebbe essere costruita ex novo in una zona quasi centrale della città ampezzana e con la possibilità di collegarsi ( forse con un tunnel) con una linea verso Dobbiaco e Brunico per chiudere l'anello dolomitico tanto auspicato da Luca Zaia e dal BARD. E' una soluzione che era stata chiesta dai cittadini della Valle del Boite ancora prima che il treno arrivasse a Calalzo. E che ritorna di attualità proprio adesso che si parla dei Giochi Olimpici a Cortina nel 2026. Secondo un progetto del Ministero dei Lavori Pubblici , una derivazione della linea Longarone Calalzo, avrebbe dovuto raggiungere Dogana alle porte di Cortina che allora era ancora austriaca. Una idea ancora più valida oggi e realizzabile per le Olimpiadi.  Allora non se ne fece nulla e la popolazione della Valle del Boite fermò per molte ore  il primo convoglio diretto a Calalzo, mettendo delle traversine sui binari. La foto delle dimostrazioni che ci sono state alla curva di Sant'Andrea il 20 maggio 1914, con i sindaci in testa,  dimostra la grande richiesta di una linea ferroviaria  lungo il torrente Boite. La popolazione non ottenne nemmeno la  fermata a Sant'Andrea e dovette accettare di allungare i tempi di percorrenza arrivando a Calalzo per poi arrivare con i propri mezzi nei loro paesi. E' chiaro che la stazione di Calalzo , anche in presenza di una linea diretta per Cortina, dovrebbe rimanere efficiente per un eventuale prolungamento in Valle d'Ansiei e in Comelico, come previsto dal progetto firmato dall'ingegner Giuseppe Corte nel 1928. La prima trance di questo progetto prevedeva il prolungamento della ferrovia da Calalzo fino a Cimagogna, per una lunghezza di 12 chilometri.
VITTORE DORO

AGENZIA DI STAMPA LADINA AUROS 

e-mail stampacadore@gmail.com












martedì 4 giugno 2019

COME COLLEGARE LE OLIMPIADI DI CORTINA ALLA RETE FERROVIARIA VENETA

CADORE

Nel settembre del 2017 ero intervenuto sul  blog "Il Cadore è...."per spiegare l'impossibilità di realizzare un collegamento ferroviario Venezia -Cortina con il progetto proposto dai sindaci. In questi mesi dalla Regione Veneto, come avevamo previsto, non sono arrivate notizie positive, ma tutto è caduto nel silenzio. Alcuni giorni fa in  Cadore c'è stato un consistente rinnovo delle amministrazioni comunali (12 su 22) e alcuni dei sindaci di allora non sono più in carica. Ai nuovi eletti  nelle varie liste, l'Agenzia Ladina Auros, che da tempo cerca un collegamento su ciò che  avviene tra  Cadore e Cortina, ritiene opportuno proporre ai candidati una soluzione al problema che potrebbe essere fatto proprio anche dalla Regione Veneto. Prendendo per realistica la possibilità che la Regione voglia collegare Venezia con Cortina con un treno turistico  che in tempi ragionevoli colleghi la Porta delle Dolomiti al centro delle manifestazioni sportive. Se l'obiettivo è quello di collegare le due località nel minor tempo possibile, oggi   il problema è la perdita di tempo imposta al treno per  percorrere due volte nello stesso viaggio,  il tragitto dalla stazione di Perarolo a quella di Calalzo e viceversa. Un allungamento del viaggio di almeno mezzora tra la partenza del treno dalla stazione di Perarolo, il suo arrivo a Calalzo e poi l'arrivo alla stazione delle autocorriere nel Piazzale Dolomiti di Tai, dove inizia la linea automobilistica della Valle del Boite. Quindi la linea ferroviaria per Cortina  dovrebbe avere come terminale la stazione di Perarolo e non Calalzo. Il sindaco di Cortina, durante l'incontro con l'Assessore De Berti aveva affermato che a lui non interessava quale strada percorresse il treno, ma la sua esigenza era solo quella della durata  del viaggio da Venezia a Cortina. Se questo è il problema, esiste una sola soluzione: dalla stazione di Perarolo il treno non deve andare a Calalzo, ma con una linea nuova costruita costeggiando o il Torrente Boite, raggiungere la stazione di Cortina, che dovrebbe essere costruita ex novo in una zona quasi centrale della città ampezzana e con la possibilità di collegarsi  con una linea verso Dobbiaco e Brunico per chiudere l'anello dolomitico tanto auspicato da Luca Zaia e dal BARD. E' una soluzione che era stata chiesta dai cittadini della Valle del Boite ancora prima che il treno arrivasse a Calalzo. E che ritorna di attualità proprio adesso che si parla dei Giochi Olimpici a Cortina nel 2026. Secondo un progetto del Ministero dei Lavori Pubblici una derivazione della linea Longarone Calalzo, avrebbe dovuto raggiungere Dogana alle porte di Cortina che allora era ancora austriaca. Una idea ancora più valida oggi e realizzabilissima per le Olimpiadi.  Non se ne fece nulla e la popolazione della Valle del Boite fermò per molte ore  il primo convoglio diretto a Calalzo, mettendo delle traversine sui binari. La foto delle dimostrazioni che si sono tenute alla curva di Sant'Andrea il 20 maggio 1914, con i sindaci in testa,  dimostra la grande richiesta di una linea ferroviaria che  passasse lungo la Boite. La popolazione non ottenne nemmeno la  fermata a Sant'Andrea e dovette accettare di allungare i tempi di percorrenza arrivando a Calalzo per poi arrivare con i propri mezzi nei loro paesi. E' chiaro che la stazione di Calalzo , anche in presenza di una linea diretta per Cortina, dovrebbe rimanere efficiente per un eventuale prolungamento nella Valle d'Ansiei e in Comelico, come previsto dal progetto firmato dall'ingegner Giuseppe Corte nel 1928. La prima trance di questo progetto prevedeva il prolungamento della ferrovia da Calalzo fino a Cimagogna, per una lunghezza di 12 chilometri.
VITTORE DORO







giovedì 21 marzo 2019

CHE FINE HA FATTO LA CARTA DI TREVISO SUI MINORI?

L'Ordine dei giornalisti che in questo momento è impegnato nella lotta per la libertà di stampa  nei confronti delle minacce provenienti dalle mafie, dovrebbe avere altrettanta attenzione nei confronti dei giornalisti che non rispettano la deontologia professionale nei confronti dei minorenni. Dov'è finita la Carta di Treviso? Sembra sia stata gettata nella spazzatura. Da troppo tempo c'è una corsa allo scoop e al sensazionale utilizzando comportamenti e scandali che vedono coinvolti minorenni di ambo i sessi.  E' una constatazione che riguarda tutti gli organi d'informazione: dalla carta stampata ai siti web, dalle radio alle televisioni, comprese quelle di Stato  e i grandi giornali a tiratura nazionale. Non sempre sono iniziative di singoli giornalisti o conduttori, ma anche delle stesse redazioni. Ormai fa parte della routine chiedere da parte della redazione, al corrispondente di un giornale periferico che dovendo scrivere un pezzo di cronaca nera o rosa che non riguarda un VIP, quindi non sufficientemente importante,   cercare e riportare nell'articolo  dei particolari morbosi sui protagonisti,  perché altrimenti il pezzo non andrà in pagina e lui non guadagnerà nulla.   Ai corrispondenti     non vengono più chieste informazioni sui fatti, ma "dove sta la notizia?" che deve solo essere eclatante anche se non rispetta le persone. Basta guardare lo scandalo dei servizi di nera delle TV per capirlo. Sembra che i giornalisti  della carta scritta, del web e delle TV confondano <l'età del consenso legale > dei giovani implicati in fatti di sesso e stupri  e non la loro minore età. Nei giorni scorsi in un giornale del bellunese è apparso un pezzo relativo ad un processo in corso per uno stupro sofferto da una sedicenne da parte di un ventottenne. L'articolo - non firmato- perciò del direttore responsabile, non solo ha riportato la cronaca dell'udienza, ma anche -pur  senza riportare il nome della ragazza- le indicazioni che sono state talmente dettagliate da consentire ai lettori di risalire alla sua famiglia perché è stato citato il paese di 450 abitanti dove vive e dove tutti si conoscono. Non solo: sono stati riferiti anche dei particolari intimi tali da aver  trasformato da offesa a imputata la sedicenne, che oggi è additata come persona facile, mentre è solo fragile e avrebbe avuto diritto alla necessaria protezione della Comunità. Oggi, quella ragazza beve e ha perso il giro delle amicizie abituali.  Nella  località  dove questa famiglia vive il dispiacere è enorme e vive nel terrore che in una prossima udienza, che si terrà in primavera il fatto si ripeta. Dov'è andata la Carta di Treviso che al punto 3 " vieta la pubblicazione di  tutti gli elementi che possono portare con facilità alla identificazione della persona, della sua famiglia, l'indirizzo dell'abitazione o della residenza, la scuola, la parrocchia, i sodalizi frequentati e qualsiasi altra indicazione o elemento che possano contribuire alla sua identificazione. Analogo comportamento deve essere osservato per episodi di pedofilia,  abusi e reati di ogni genere". Perché L'ordine tanto attento quando si tratta di difendere -giustamente- gli interessi degli iscritti, non segue con altrettanta attenzione questi fatti, che screditano tutta la categoria?

lunedì 19 marzo 2018



PIEVE DI CADORE    
Lo aveva spiegato ancora due anni fa il direttore del centro di Gorizia che si occupa del rilascio dei permessi di soggiorno ai richiedenti asilo  in Italia, parlando ad un incontro organizzato dal Presidio di Libera Cadore "Barbara Rizzo" alla Tappa di Valle di Cadore: L’accoglienza dei richiedenti asilo in Italia non è più una emergenza, ma un fatto epocale che deve essere finalmente affrontato con forme d’integrazione differenti da quelle attuali”. Oggi  ad affermarlo è anche  Anna Del Favero, una infermiera che dopo aver iniziato la sua vita lavorativa a Pieve ha trascorso  7 anni in Brasile per l’associazione "Tecnici volontari cristiani" e poi altri 3 anni in Uganda, Angola e Mozambico con il Cuem di Padova. Oggi è in pensione e osserva dall’esterno quanto sta succedendo in Italia e in provincia di Belluno per quanto riguarda gli immigrati che incontra spesso sul suo cammino. “Non è una situazione che mi soddisfa, racconta, perché queste persone che arrivano nel nostro paese, non sono accolte come meriterebbero e la loro dignità viene calpestata. Non vengono trattate come persone normali, ma come persone disabili e incapaci di fare qualsiasi lavoro. Devo premettere che capisco chi critica la loro presenza e alle volte ha paura di loro, perché le strutture che li accolgono non fanno nulla per integrarli e insegnare loro come comportarsi, come lavorare, come tenere in ordine la casa dove abitano”. D. Perché succede questo? R.”Principalmente perché chi li accoglie e li gestisce fa molto poco per far conoscere il territorio dove arrivano. Spesso le cooperative che li hanno in carico si accontentano d’incassare i 35 €uro al giorno che sono pagati per il loro mantenimento. Questo succede perché manca un progetto a livello nazionale per la loro gestione e per insegnare loro i fondamenti del nostro modo di vivere e come dovrebbero comportarsi: innanzitutto non sono obbligati a imparare la lingua italiana e di conseguenza solo circa il 3 % segue i corsi per imparare a parlare l’italiano. Conoscere la nostra lingua è alla base di un rapporto con le persone residenti. L’insegnamento dell’italiano, inoltre è la chiave per aprire la porta che li porta a conoscere come si vive in Cadore. A causa di questa carenza diventa molto difficile far loro comprendere che vivere nel nostro paese comporta oltre che dei diritti, anche dei doveri. Invece, anche in alcune riunioni alle queli ho partecipato, vengono messi in disparte e nessuno chiede loro: <noi stiamo facendo molte cose in vostro favore, ma cosa siete in grado di fare voi per noi, come volete contraccambiare quanto noi facciamo per voi? D. Cosa intende con questo? R.”Sono andata in centro gestito da una cooperativa per un servizio. Ho trovato che poiché non c’era la donna delle pulizie, i servizi erano poco igenici. Ero insieme ad un operatore che non diceva nulla. Ho dovuto spiegare io agli ospiti che se volevano il gabinetto in ordine dovevano pulirlo loro. Non ne erano capaci: ho dovuto insegnare loro come fare e come utilizzare i detersivi che c’erano. Sono ripassata dopo qualche tempo e i servizi erano puliti, docce comprese”. D. Concludendo: cosa serve? R.”E’ indispensabile che ai richiedenti asilo vengano fatte lezioni di educazione civica e consentito loro di lavorare. Solo così incominceranno a sentirsi persone normali e non essere più obbligati, una volta ottenuto il permesso di soggiorno, a trovare scappatoie per poter vivere”.

La donna della foto per assistere ai corsi di formazione percorre ogni volta 130 chilometri a piedi.

martedì 27 febbraio 2018

PER ELIMINARE LE BABY GANG E' NECESSARIO CAMBIARE L'APPROCCIO AL PROBLEMA

Post indirizzato ai mezzi  d'informazione che si occupano di educazione dei ragazzi in età della scuola dell' obbligo.

I molti casi di esplosione di violenza da parte di ragazzi singolarmente o in gruppo -anche visti come baby gang-, hanno portato alla luce un problema che esiste da sempre, ma che solo in qualche occasione ha trovato una soluzione  accettabile. Ha trovato, invece, molti educatori e comunicatori che lo hanno affrontato sia sulla stampa, sia sui blog e molto più spesso nei salotti televisivi con lo scopo di fare grandi ascolti perché l'educazione e la criminalità dei giovani sono  argomenti che affascinano gli ascoltatori, specialmente quando questi ultimi sono interessati perchè sono famigliari o genitori di ragazzi giovani in età scolare. Durante le incheste e i dibattiti emergono chiaramente le carenze della società nella quale viviamo nella quale  gli imputati sono sempre la scuola o la famiglia.
Spesso tutte e due. Nessuno però affronta il tema: "COSA E' POSSIBILE FARE PER RIDURRE O ELIMINARE ILPROBLEMA". Tutti sono indirizzati ad analizzare i vari comportamenti, addebitando i cattivi comportamenti alternativamente alle famiglie  spesso inesistenti o alla scuola che non riesce più ad essere una comunità educante. 
Ho letto molti articoli di stampa ed ho seguito varie tavole rotonde e altrettanti salotti televisivi ai quali hanno partecipato dagli scrittori, ai psicologi e ai psichiatri della gioventù, nonchè magistrati che si occupano di minori.  Pagine intere dedicate a questo problema, centinaia di ore di discussioni che non portano a risultati concreti, come invece sarebbe auspicabile nell'interesse dei giovani. Tutti dimenticano costantemente che i comportamenti esuberanti che a volte sfociano nella violenza dei ragazzi, sono legati alla loro età con la necessità di farsi notare, per dimostrare agli adulti che <loro esistono>.
Questa loro energia, questa voglia di emergere, invece che essere lasciata libera e incanalata verso obiettivi positivi, trasformata in azioni utili alla loro crescita e indirizzata verso un progetto con un obiettivo scelto dagli stessi ragazzi.  L'attività sportiva va bene, ma spesso è indirizzata verso obiettivi economici, che se non vengono raggiunti, deludono chi la pratica e i genitori che spesso s'illudono di avere dei campioni in famiglia. Esistono, invece, dei metodi educativi che indirizzano i bambini e i ragazzi verso una vita positiva, anche se il fattore economico non è importante. Di questi metodi e dei loro benefici sulla gioventù in televisione, sulla stampa e sul web, non ho mai sentito né parlare né discutere.
                    Uno di questi metodi è lo Scoutismo.
              
                     LA PROPOSTA EDUCATIVA SCOUT
Il metodo educativo  è quello dello scoutismo, i cui principi fondamentali si trovano nell’opera del  fondatore Baden-Powell e  sono tradotti in un modello educativo maturato progressivamente nell’esperienza dei capi che si sono succeduti nel corso degli anni. Questi principi sono perseguiti in maniera adeguata all’età, rispettando i tempi di crescita dei singoli e della comunità. In quanto metodo attivo, lo scoutismo si realizza in attività concrete proposte alla ragazza e al ragazzo, che sono incoraggiati ad imparare con l’esperienza, la riuscita e i propri eventuali errori. Lo stile con il quale si svolgono le attività è dell’imparare facendo, dove le conoscenze del più competente vengono trasferite agli altri, dando così primato all’esperienza. Tutte le attività sono realizzate nella semplicità e si fondano sull’uso di mezzi poveri per una concreta educazione a questa virtù e per favorire la partecipazione alle attività di ogni ragazzo e ragazza, indipendentemente dalle condizioni economiche. Il metodo educativo in Italia è esercitato da alcune associazioni (- AGESCI - Associazione Guide E Scout Cattolici Italiani http://www.agesci.org
- AIGSEC - FSE - Associazione Italiana Guide E Scouts d'Europa Cattolici aderenti alla Federazione dello Scoutismo Europeo http://www.fse.it 
- ASCI - Associazione Scoutistica Cattolica Italiana http://www.asci.it/ - Associazioni Laico-Pluraliste
- ASSISCOUT - Associazione Indipendente Scout http://www.assiscout.org/
- ASSORAIDER - Associazione Italiana dello Scoutismo Raider http://www.assoraider.it/ Federata - CNGEI - Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani http://www.cngei.it - Associazioni di Minoranze Religiose
- AISA - Associazione Italiana Scout Avventista http://www.avventisti.it/ga/downloads.asp?cat=15 - ASEI - Associazione Scout Evangelici Italiani http://www.asei.it) 
Tra queste quella con i numeri più alti è l’Agesci (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani).  La sua proposta  educativa   
-vede i giovani come autentici protagonisti della loro crescita;
 -deriva da una visione cristiana della vita;
-tiene conto della globalità della persona e quindi della necessaria armonia con se stessi, con il creato, con gli altri;
-è attenta a riconoscere valori, aspirazioni, difficoltà e tensioni nel mondo dei giovani. In relazione alle caratteristiche psicologiche delle successive età dei ragazzi e delle ragazze, il metodo scout si articola in tre momenti specifici, coordinati e progressivi di educazione, denominati branca Lupetti/Coccinelle, branca Esploratori/Guide, branca Rover/Scolte. I capi cercano di utilizzare in modo corretto il metodo scout così come pensato da B.P. e reso attuale dall’esperienza di coloro che, dopo il fondatore, lo hanno applicato. In modo particolare vengono sempre tenuti presente i quattro punti fondamentali: -formazione del carattere; -salute e forza fisica; -abilità manuale; -servizio del prossimo. Attraverso questi quattro punti, il cammino scout ha come finalità quella di educare uomini e donne della Partenza, ovvero uomini e donne che scelgono di giocare la propria vita secondo i valori proposti dallo scoutismo, che indirizzano la loro volontà e tutte le loro capacità verso quello che hanno compreso essere la verità, il bene e il bello. 

    Come  esempio che di mostra la validità del metodo e che vale per tutta la vita, può essere preso quello di Nebbiù nel Comune di Pieve di Cadore.
Nel 1954  in questo  piccolo paese di montagna (450 anime),
dove non esisteva nessuna struttura organizzata per i bambini e i ragazzi venne fondato un riparto di scout  formato da due squadriglie di Esploratori per un totale di 24 ragazzi. Sotto la direzione di un Rover in servizio militaredi leva  nella vicina caserma,  un ragazzo di 17 anni e un assistente spirituale, le due squadriglie iniziarono la loro attività. Le mamme e le nonne confezionarono le divise e i guidoni  e i ragazzi di età tra i 9 e i 14 anni iniziariono a studiare la natura, imparare i nodi, fare delle <uscite> (escursioni) e organizzare i primi campeggi. Utilizzando una stanza della casa canonica riuscirono ad avere anche una sede e l'attrezzatura adeguata da loro acquistata un po' alla volta. Durante l'estate al gruppo si aggregarono altri 6 ragazzi di famiglie in villeggiatura che s'integrarono perfettamente. Il riparto sviluppò molte attività anche importanti  e divenne il simbolo di una realtà invidiata da tutti i paesi limitrofi e un esempio anche a livello regionale. E' stato un metodo educativo che ha fatto sì che in tutta la comunità pesana  da allora a tutt'oggi non si verificasse nessuna baruffa o atto violento.   Tra i membri delle squadriglie e all'interno del riparto nacque una fratellanza talmente forte che che ha fatto sì che dal momento dello scioglimento avvenuto a dieci anni dalla costituzione per motivi personali (matrimoni) e di lavoro (il paese è terra d'emigrazione), questo legame non si sia  mai rotto. Tutti gli scout, oggi dispersi tra l'Europa, il Sudafrica e l'Australia,  non si sono dimenticati dei principi che hanno appreso in quegli anni ormai lontani e basati sulla volontà di fare del bene agli altri. E se uno di loro salendo su un bus  vede una persona in difficoltà, non esita un istante  a cedergli il posto o aiutarla contro i violenti se ne ha bisogno.  Un legame di amicizia e fraternità che è rivolto anche verso gli scout degli altri riparti italiani e stranieri. 
Ancora oggi: nonostante che dal momento della nascita del gruppo siano passati più di  60 anni e qualcuno non ci sia più, quando è possibile incontrarsi e ricordare quei tempi è festa grande per tutti i protagonisti di quell'esperienza educativa e per il paese. Non sarebbe opportuno che lo Stato investisse qualche soldo per diffondere queste esperienze, specialmente nelle località dove i bambini sono completamente abbandonati a loro stessi magari utilizzando i Rover dei gruppi che quando arrivano al termine della <strada> sono liberi da impegni?